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Paolo Marchesi interview
a cura di Giacomo Zanni Condividi SurfNews
Fare il fotografo di professione si sa, è sogno di molti. Soprattutto nel mondo degli action-sports, in cui la fotografia riveste un ruolo così fondamentale, chiunque abbia almeno una volta poggiato il dito su un otturatore, ha sperato che quell'oggetto tecnologico che racchiude un principio vecchio di quasi due secoli, potesse diventare il proprio passaporto per una vita avventurosa e ricca di emozioni.

Una Leica M3 35mm ed una Hasselblad medio formato, ereditate dal padre appassionato fotografo amatore, sono state le macchine fotografiche su cui l'allora diciottenne Paolo Marchesi ha poggiato per la prima foto le proprie dita, e che hanno traghettato la sua passione verso una carriera da pluripremiato fotografo negli Stati Uniti.

Come e come mai sei finito in America?
Sono finito in America per studiare.  Ho iniziato con due anni di liceo e poi l’università di fotografia al Brooks Institute of Photography di Santa Barbara.
L'essere italiano è stato un ostacolo od un valore per la tua carriera?
Essere italiano e' sicuramente stato un valore.  Prima di  tutto il nome Paolo Marchesi si differenzia di più’ nel mercato statunitense e la gente si ricorda il mio nome.  Inoltre gli italiani sono riconosciuti per la loro sensibilità’ estetica ed artistica.  E per rendere il tutto ancora più’ allettante l’accento italiano non disturba.
La tua giornata tipo?
Dipende da dove sono e il periodo.  In Montana passo molto tempo in studio a fare marketing e a lavorare sulle mie immagini.  In realtà’ scattare foto è il 10% del lavoro, il resto si fa in studio.  In Messico, dove passo dai 3 ai 5 mesi all’anno, la mia giornata inizia alle 5 di mattina.  Mi piace essere in acqua prima degli altri surfisti e prima che sorga il sole.  Vado in mare tutti i giorni, anche con pessime condizioni.  Rimango in acqua fino a quando mi cadono le braccia o se il vento si alza troppo forte (normalmente a Todos Santos entro le 10).  Se le condizioni sono perfette prima faccio foto e poi faccio surf.  Il pomeriggio lo dedico al lavoro, in studio e a scattare.
Qual è il tuo soggetto preferito?
La water photography in generale. Che sia fotografare surf, nuotatori, o pesci sott’acqua, è un tipo di fotografia molto diversa e non mancano mai le sorprese.  
Come e dove è nata la tua passione per il surf?
Ho un fratello in Indonesia, vive a Lombok.  Sono una persona molto attiva e starmene a pancia molla sulla spiaggia non e’ mai stato il mio ideale di vacanza. Durante una delle visite a mio fratello ho deciso di affittare una tavola da surf.  L’ignoranza e’ virtù’.  Se avessi saputo, al tempo, su che tipo di onde stavo imparando probabilmente non avrei mai iniziato.  E’ un miracolo che non mi sia fatto male seriamente.  Ho iniziato su onde di 6/8 piedi che rompevano su poche spanne di acqua. Comunque alla fine all’ospedale Indonesiano ci sono finito.  Tra gechi e galline mi hanno ricucito e il tutto mi e’ costato solamente 3 euro. E' stato un affare, non mi posso lamentare.
Qual è stato il tuo primo scatto surf? e qual è il tuo preferito?
Devo dire che non ricordo quale sia stato il mio primo scatto surf ma e’ sicuramente una foto abbastanza recente,  forse degli ultimi 6 o 7 anni.  Non riesco a battezzare una "foto preferita", sono tutte così diverse ed ognuna mi piace per una ragione distinta. Ultimamente ho lavorato su una foto che ho scattato quest’anno in Nicaragua.  E’ una prospettiva diversa da dentro al tubo e devo dire che mi piace molto. Un’altro scatto action a cui sono affezionato è quello di un local in Nicaragua che fugge da un close out. 
Qual è stato il primo scatto che ti ha fatto dire, ok sono un fotografo professionista?
Sono i primi scatti dove mi hanno pagato per fotografare un'altra delle mie passioni, la pesca alla mosca.  Un lavoro per un grande negozio di pesca a mosca nel Nord della California.  Mi hanno assunto per fotografare dei fiumi privati che ho sempre voluto vedere.  Non solo mi hanno pagato ma ho anche avuto l’opportunità’ di pescare in posti che non mi sarei mai potuto permettere a $500 al giorno.
Cosa ti attrae della surf photography?
Per fare fotografie di surf bisogna avere nozione del surf e delle onde.  Una persona che non fa surf non potrebbe farlo.  E’ una fotografia molto specializzata che necessita skills sia artistiche che fisiche, mi piace molto la sfida di riuscire a fare scatti con un sapore artistico in condizioni ambientali limite.
Scatti ancora in pellicola?
Raramente, mi sono convertito da anni al digitale e non sviluppo una foto da parecchio tempo.
Hai qualche tuo collega del presente o del passato che ammiri particolarmente?
Ci sono fotografi di grande talento ma in realtà non sono mai stato un grande ammiratore.  Mi piace fare le mie cose.  
Estate in Montana e inverno in Baja California, è una scelta insolita per un fotografo che normalmente sceglie come base New York o la California. Come hai deciso di battezzare queste due location come "casa"?E' il tuo compromesso tra la passione per il surf e quella per la montagna?
Si, è il compromesso per la mia passione di due mondi così’ diversi.  Il Montana per la pesca alla mosca, la caccia, la scalata e la vita di montagna.  E la Baja California per il surf e la vita di mare.  Per il mio lavoro e’ una soluzione perfetta.  In realtà io fotografo attività che faccio, e vivere a NY non mi darebbe accesso ai miei soggetti.  
I tuoi scatti del river surfing di Missoula sono stupendi, c'è una scena surf locale? è uno spot nascosto o è una attrativa "turistica”?
Il river surfing e uno sport relativamente nuovo e in pochi anni ho visto cambiamenti radicali.  I surfisti di fiume stanno cominciando a surfare in maniera aggressiva e interessante.  3 anni fa si mettevano sull’onda e praticamente stavano fermi, adesso fanno cutbacks, ollies, aerials, snaps.  Surfano le onde di fiume come surferebbero le corrispettive onde di acqua salata. Lo Strongwater Surfshop ha iniziato a creare tavole specialmente disegnate per poter surfare le onde di fiume al meglio.  Secondo me stanno rivoluzionando lo sport. Al momento la scena è prettamente locale, i  "Rocky Mountains surfers" ma non mi sorprenderebbe se nel futuro, si vedesse arrivare gente da fuori proprio per surfare queste onde. 
Come è surfare queste onde?
Personalmente ho surfato Pipeline sul fiume Lochsa, Lunch Counter Rapid sullo Snake e un paio di rapide un po' più piccole. Lunch counter e Pipeline sono le due rapide più grandi in questa area.   Le prime volte buttarsi nel fiume è una esperienza piuttosto intensa, l’acqua e' gelata, le rapide e le correnti sono fortissime.  E’ una sensazione molto diversa e l’adrenalina scorre nelle vene come l'acqua sotto la propria tavola, l'impressione è sempre di annegare.  
Chissà forse in futuro potrei diventare un surfista di fiume a tempo pieno ma durante la mia permanenza in Montana quest'estate sono stato 3 volte in Nicaragua e una volta sola sul fiume Lochsa. Per il momento preferisco dedicarmi alla pesca a mosca nei fiumi e lasciare il surf al mare, ma non escludo che se abitassi vicino ad una buona rapida potrei cambiare idea.

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