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Seea, Amanda Chinchelli itw
a cura di Giacomo Zanni Condividi SurfNews
C'è un marchio in south california pensato e studiato esclusivamente per il gentil sesso della surf community. Il dna di questo marchio è 100% italiano, creato dalla designer Amanda Chinchelli, uno dei tanti creativi in fuga che ha trovato a San Onofre terreno fertile per rivoluzionare la concezione di stile femminile nel surf. Ci siamo incontrati con Amanda e ci siamo fatti raccontare qualcosa di più di questa sua avventura.

Cominciamo con le presentazioni.Chi sei e cosa fai?
Mi chiamo Amanda Chinchelli, sono stilista e fondatrice di Seea

Cosa ti ha portato in California, amore lavoro o surf?
Vivo in California da sei anni. Mi sono trasferita per amore e qui ho trovato il mio secondo amore, il surf. Avevo già in Italia la passione del surf che e’ diventato il mio stile di vita dopo che mi sono trasferita.

Come  e quando è nato Seea?
Seea e’ nata per mia necessità, quasi quattro anni fa. Mi sentivo sempre molto frustrata con cio’ che dovevo indossare in mare per surfare. Per proteggermi dal sole usavo rashguard da uomo piene di loghi e pantaloncini larghi che mi facevano sentire impacciata e a disagio. Così prima di un viaggio per la Costa Rica mi sono cucita dei costumi pratici ma femminili. Sono sempre stata affascinata dall’eleganza del longboard e dal suo stile retro. I costumi che avevo in mente e che poi ho cominciato a realizzare, prendono spunto dai tagli vintage che per me oltre ad essere molto sensuali sono anche confortevoli. 

Vivere in california ti ha agevolato nello sviluppo del business? Quali sono i pro e i contro di sviluppare un brand negli stati uniti?
Dico sempre che Seea “was meant to be”. Ero al posto giusto al momento giusto. Fare business negli Stati Uniti e’ decisamente più semplice che in Italia, sotto tanti i punti di vista. Non credo proprio che sarei riuscita a creare Seea in Italia per le difficoltà esistenti nell’imprenditore giovanile, che sappiamo tutti.
In California ho trovato i negozi giusti, da anni ormai riferimento per surfisti e aperti alle novità, infatti nonostante fossero un pó sorpresi dall’originalità del prodotto, lo hanno comprato condividendo con me questa necessita’ esistente nel mondo del surf femminile.
Inoltre molti di questi negozi sono centri di “tendenza” a cui altri negozi di tutto il mondo del surf si ispirano e ciò ci ha dato immediata credibilità. 
Fondamentale e’ stato anche la vicinanza con Los Angeles, che e’ un grosso centro di produzione di abbigliamento e in particolare di swimwear. Era importante per me produrre localmente e seguire ogni passo del processo di confezione. Ho passato giornate intere nel distretto di moda a downtown LA per trovare tessuti e materiali adatti e dopo diverse esperienze, non tutte positive, ho trovato la fabbrica che era finalmente in grado di cucire i miei costumi fatti con tagli inusuali e tecnici.
La mia esperienza di stilista e di sviluppo prodotto sono state necessarie, ma soprattutto la mia incoscienza e testardaggine. Nel primo anno di Seea, mio marito mi scoraggiava continuamente, era il periodo della crisi economica qui negli Usa, lui aveva appena perso il lavoro e io stavo mettendo mano a tutti i nostri risparmi. Ma poi ha cominciato a crederci anche lui e adesso e’ il direttore delle vendite e partner nel business a tempo pieno insieme a mio fratello che si e’ occupato sin dall’inizio dell’immagine del brand.

E' più appealing dire in california che il tuo marchio ha profonde radici italiane o in italia dire che è un marchio californiano?
La combinazione tra “Made in California” e stilista Italiana e’ sicuramente una carta vincente. E’ la realtà’. Lo stile italiano e’ famoso in tutto il mondo per la sua classe ed eleganza e la California e’ iconica per il surf ed e’ epicentro dei marchi street più cool.
Seea e’ il risultato di questo connubio tra la mia formazione estetica italiana e lo stile del surf californiano.

Quali sono i prossimi step del marchio? 
Ho disegnato altri modelli di scarpe Seea per Vans per il 2015. Sto lavorando su una capsule collection che debutterà a New York a Febbraio. Amplieremo la collezione di mute in neoprene, e inizieremo a creare MiniSeea per le bambine. 

Europa? in Italia? 
Non vedo l’ora di portare Seea in Europa, ci stiamo decisamente lavorando. Siamo già in alcuni negozi e abbiamo l’obbiettivo di produrre una parte della collezione del 2016 “Made in Italy” e di distribuirla in Europa direttamente dall’Italia. 

Hai mai pensato di disegnare qualcosa anche per il mercato maschile?
Ricevo richieste ma sinceramente preferisco concentrarmi sul mercato femminile. Ritengo che esistano già ottimi marchi maschili.
Comunque mai dire mai :)

In quale tipo di punto vendita ti piacerebbe trovare i tuoi prodotti? 
Sono fortunata e molto grata che Seea sia già in vendita nei negozi di surf più belli del mondo e adesso mi piacerebbe essere in boutique di moda e in resort/alberghi come l’Ace Hotel con cui abbiamo appena iniziato una collaborazione.
La versatilità’ del prodotto nonché’ il fattore di protezione solare rende i capi adatti ad una molteplicità’ di punti vendita.

Hai un team di ambassadors, come scegli le ragazze che rappresentano il marchio?
Le Seeababes sono prima di tutto amiche care e sono state fondamentali nella realizzazione di Seea. Rappresentano l’immagine del brand non solo perché sono splendide surfiste ma anche per la passione che hanno e per i valori in cui credono. E’ una mutua attrazione: loro adorano le mie creazioni e io sono continuamente ispirata da loro. 
Le ho conosciute quasi tutte a fare surf e ora e’ bellissimo vederle danzare in mare con i miei costumi. Per me questo e’ il successo più grande. 
Non nascondo che mi rende anche molto felice il rispetto dei surfisti maschi. Spesso mi ripetono quanto apprezzano l’eleganza di Seea, trovano che le Seeababes siano molto più belle e sensuali di coloro che fanno surf in perizoma.

Pensi di ampliare il team con qualche europea?
Si mi piacerebbe moltissimo, e incoraggio le surfiste europee lettrici di Surfnews a mandarci email e foto a surf@theseea.com .

Come è la scena surf femminile in california?
La scena del surf femminile in California e’ fantastica, non smetto mai di stupirmi di quante surfiste brave e belle ci siano in mare. Una cosa molto speciale per me e’ che qui fanno surf a tutte le eta’. Conosco mamme e figlie che vanno in mare insieme e anche nonne e nipotine. Il surf qui fa parte della vita quotidiana, si va in mare prima di andare a lavorare e a scuola si può’ scegliere di passare l’ora di ginnastica a surfare. Il livello e’ quindi molto alto.

Come vedi la scena del surf professionistico femminile attualmente? ti piacerebbe avere una delle top riders del momento tra le seeababes?
Onestamente seguo poco le competizioni. L’immagine di Seea si rispecchia molto nello stile classico e retro del longboard, che già’ in sé e’ molto meno competitivo della tavoletta. A noi fa piacere se le nostre rider vogliono competere ma non e’ fattore determinante nella scelta delle ambassador.
Detto cio’, ritengo che alcune Seeababes siano fra le top longobarder del momento.

Qual è la tua daily routine? quanto tempo riesci a dedicare al surf?
Quest’anno la mia routine e’ decisamente diversa dagli anni passati, quando il surf era buona parte della mia giornata. Abito a 15 minuti da San Onofre e posso andare a piedi allo spot di T street, quindi facevo surf praticamente tutti i giorni. Adesso ho una bambina di nove mesi e Seea sta crescendo velocemente quindi, si e no, posso surfare 1-2 volte la settimana. 

Come è entrato il surf a far parte della tua vita?
Ho fatto surf per la prima volta in Brasile a 14 anni e me ne sono appassionata. Ma rientrata in Italia non mi e’ stato possibile continuare fino a quando non ho preso la patente e ho imparato a guardare le previsioni dei venti. Durante il periodo universitario mi prendevo spesso mattinate libere per andare verso Livorno o in Versilia. Il sogno pero’ si e’ realizzato quando sono venuta a vivere in California e adesso e’ parte centrale della mia vita.

Molti dei fuggitivi che scappano dall’Italia sperano sempre nel lungo periodo di ritornarci, credi che theseea rimarrà sempre californiano?

L’Italia mi manca terribilmente e ci sono momenti molto duri in cui mi sento lontana da tutti i miei cari, specialmente adesso con la mia bambina. Si vive molto bene qui in California e mi resta molto difficile pensare di avere lo stesso stile di vita a Firenze anche se mi mancano tante cose della mia terra, dal cibo all’arte alla cultura. Sara’ pure un cliches ma e’ proprio vero.
 Il mio sogno e’ di avere la base di Seea Europa in Italia in modo da poter venire molto più spesso per far si che mia figlia passi lunghi periodi con la mia famiglia e affinché possa pronunciare correttamente “fettuccine”.

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