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VIAGGIATORI MIGRANTI
a cura di Nicola Zanella Condividi SurfNews
VIAGGIATORI-MIGRANTI
Non serve visitare gli slum di Sydney per vedere gente in fuga. Basta guardare nei non-luoghi delle nostre città: le stazioni abbandonate, le baraccopoli a lato dell'autostrada o le capanne di cartone dietro il nostro home-spot. Sono Liberiani in fuga dalla fame, Tamil scacciati dalla guerra, ma anche Europei, Asiatici e Sud Americani semplicemente in cerca di uno stipendio dignitoso e di una vita normale. I recenti disastri a Sumatra (punto di partenza dei charter per le Mentawai) e alle Isole Samoa (destinazione prediletta da ricchi australiani), ce lo stanno ricordando per l'ennesima volta: le rotte del surf e quelle dei migranti, spesso si incrociano, anzi, si sovrappongono.

Infatti, mentre in passato abbiamo assistito come spettatori a questo flusso, ora ne siamo diventati parte integrante. L'accenno all'Australia, all'inizio dell'editoriale, non è un caso. Sono passati oltre 150 anni da quando il Piroscafo Mameli, capitanato da Nino Bixio trasbordava i primi italiani (erano sardi in verità) verso il nuovo El Dorado. Ora all'immigration office dell'aeroporto di Sydney non si vedono solo le valige di cartone legate con lo spago di Afgani e Pakistani ma anche sacche da surf rattoppate e board-shorts sdruciti. Basta veramente poco per trasformare un surfista da viaggiatore in migrante: un contratto non rinnovato o una piatta più lunga del solito sono sufficienti a innescare la molla. Quando la forbice della crisi si è chiusa sull'economia italiana, a venir recisi sono stati gli equilibri più fragili, forse i più belli, quelli basati su un lavoro estivo in spiaggia e tanti voli aerei, tassativamente di andata e ritorno. Il working-holiday visa, (un permesso di soggiorno e lavoro creato dal governo australiano per regolamentare l'afflusso di stranieri) sta spingendo 'down-under' una quantità enorme di surfisti italiani, rendendo alla portata di tutti (tra i 18 e i 30 anni) un fuga che in passato richiedeva anni di preparazione. I dati riportati dal Department of Immigration and Citizenship parlano di 2.090 italiani presenti nel '08 in Australia grazie a questo visto. Ma questa cifra è solo la punta dell'iceberg; l'indicatore di un disagio. Il mondo sommerso degli illegali, nascosti nelle apple-farm del New South Wales o sottopagati nei fastfood di Surfers Paradise, è molto più vasto.

L'inchiesta di questo numero, Nuovi Migranti (a pagina 68), condotta da Antonio Muglia, parla di loro, anzi, fa parlare loro, visto che utilizza la tecnica dell'intervista e del discorso diretto, l'unica capace di render giustizia alle speranze, alle delusioni e alle emozioni dei nostri connazionali. Vogliamo dedicare a loro questo numero di fine autunno, perché è proprio in questa stagione, iniziata con un freddo polare, che i sogni di fuga si fanno particolarmente pressanti.

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