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SurfNews 79
LA NEVE NEL BICCHIERINO
a cura di Nicola Zanella Condividi SurfNews

Superare l’inverno incolumi, senza fuggire al sud, ha richiesto una certa dose di pazzia. Ad oggi (15 febbraio) sono state almeno quattro le nevicate a colpire gli spot del nord, costringendo i pochi surfisti rimasti attivi (tra cui noi della redazione) a una lunga serie di surfate a dir poco estreme. L’ultima “settimana bianca”, quella attorno al 6 febbraio per intenderci, ha toccato apici di gelo e poesia che non credevo possibili alle nostre latitudini. Fiocchi di neve grandi come fazzoletti, acqua a 5C° e aria a –4C° hanno accompagnato per due giorni una delle mareggiate più pulite e divertenti della stagione, coprendo le spiagge dalla Romagna all’Abruzzo sotto un’irreale cortina bianca. Ma se è vero che proprio le situazioni estreme forniscono i simboli più toccanti, cosa possiamo imparare (o intuire) da questo gelido inverno? Sinceramente non lo so. In giorni come questi il mare non ha più nulla di umano e tutti i paragoni con la vita reale perdono forza. La natura torna ad essere “dominatrix” assoluta, amante perversa, addirittura assassina seriale. I cadaveri incontrati sulla spiaggia sono stati quelli delle grandi occasioni. Le testuggini Caretta Caretta, completamente soffocate dai molluschi in Alto Adriatico, i sette capodogli arenati in Puglia il 12 dicembre, uccisi quasi sicuramente da “cause umane” e le aringhe spinte a nord dalla tropicalizzazione e poi “freddate” a migliaia dal gelo siberiano, ti sbattono in faccia quanto transeunte e fragile sia la nostra presenza qui. Non mi dilungo in facili parallelismi con la situazione del surf italiano. Meglio non pensarci. Meglio vestirsi di gomma ed entrare in mare. 


Ma c’è qualcosa di puro in tutto questo: una visione lucida che nessun “posto al sole” può offrirti e che ha letteralmente plasmato il numero che tenete in mano e il nostro impegno personale. Solo allontanandoci dai tiepidi binari della “Endless Summer” si possono apprezzare racconti estremi come quello di Cataldi/Mazzoni/Callahan in Algeria o di Bosworth/van Gysen tra gli instabili confini dell’Africa Meridionale. E anche se, da praticante, non vedo l’ora di riporre la muta da 5mm nell’armadio e sdraiarmi al sole sotto una palma mediterranea, come editore sono fiero della stagione appena conclusa e della lucidità che questo gelo ci ha lasciato dentro. Sentirsi in pericolo ristabilisce un ordine di priorità e aiuta ad immaginare (e quindi a costruire) scenari più godibili.

È anche per questo che vi segnaliamo, fin dall’editoriale, le Iniziative Oceaniche 2010, l’evento ideato da SurfRider Foundation (giunto alla XV edizione) che dal 18 al 21 marzo tenterà di sensibilizzare le comunità costiere al problema dei macrorifiuti. Organizzare la pulizia del proprio home-spot, o partecipare ad una di quelle già attive (l’elenco completo su initiativesoceanes.org) sarà il miglior modo per lasciarsi il gelo, e tutti i suoi sinistri significati, alle spalle.

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