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SurfNews 83
ACRILICO SU TEMPO
a cura di Nicola Zanella Condividi SurfNews
Ci sono articoli grazie ai quali il trascorrere del tempo, di colpo, diventa quantificabile e ricostruibile. Per fortuna accade raramente, visto che la nostra vita lavorativa ruota attorno ad un eterno presente. Ma questa volta è successo, ed è stato il pezzo sui dieci anni di attività dell’artista sardo Vincenzo Ganadu a scatenare il doloroso processo delle “rimembranze”.

Mi spiego meglio. Nonostante abbiamo incontrato Vincenzo ben poche volte di persona, la sua evoluzione è stata, fin dagli anni ‘90, karmicamente legata a quella di SurfNews. Vincenzo, come noi, viene dalla suburbia del surf europeo, e anche lui si è inventato una professione che non esisteva, pur di restare a contatto con le cose che amava. Non a caso il primo quadro suo ad apparire su SurfNews fu “Presa di Coscienza”. Era il ’99, e il magazine veniva assemblato nello scantinato di Danger Surfshop a Ravenna. Quella mano nervosa che stringeva una pietra a forma di tavola, già allora proponeva una visione lucida che condividevamo pienamente. Il surf in Italia stava prendendo coscienza di sè e si scrollava di dosso quell’etichetta da sotto-cultura, eredità degli anni ’80, che odorava di provincialismo. Andrea Tazzari lo volle subito in copertina, una delle prime interamente a colori.

Nel 2003 arrivò in ufficio un secondo quadro, intitolato Duck Dive (acrilico su legno del ’01). La redazione da tempo aveva una sede sua e iniziava a sbirciare fuori dallo stagno mediterraneo, inventandosi missioni esplorative e proponendo articoli ad altre testate. Uno dei primi lavori 100% made in Italy a comparire su un surf-magazine “mondiale” fu proprio l’intervista a Vincenzo scritta per SurfNews. Quelle sei pagine e la cover stessa del numero (Surfer’s Path agosto ’03) innescarono una serie di collaborazioni importanti per entrambi. Stavamo lasciando la “superficie” del surf nostrano, per immergerci in una surf-culture più profonda: un momento particolare della nostra storia ancora una volta riassunto in un’opera. Duck Dive, speditoci per posta assieme ad altre tre tavole, è forse il pezzo più famoso di Vincenzo. La SurfGuide che lo porta in copertina è da tempo sold-out sul nostro sito ma l’originale, nonostante varie offerte economiche, svetta sul muro “buono” della redazione. Da li ha sorvegliato, coi suoi toni di blu minaccioso, una cinquantina di uscite del magazine.

Scusateci quindi se in questa uscita ci lasciamo andare, per una volta, alla nostalgia. Leggere le tappe della sua vita, tra “viaggi della speranza”, esposizioni nei templi della surf-art e profonde folgorazioni surfistiche, è stato come rivivere gli ultimi 10, 15 anni di lavoro. Tre lustri di onde, soddisfazioni, preoccupazioni e amicizie riassunti e raccontati in pochi fantasiosi tratti.

(tutti i quadri menzionati sono presenti nell’articolo Nel Campo di
Vincenzo a pagina 30)

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